Corpo come bussola emotiva

Perché partire proprio dal corpo quando parliamo di emozioni?

Le emozioni abitano il corpo e si esprimono attraverso di esso, in un circolo che può essere virtuoso o vizioso, a seconda degli effetti che sperimentiamo.

Spesso siamo abituati, specialmente nella cultura occidentale, a separare mente e corpo, e tante volte a stabilire una sorta di “gerarchia” tra queste due parti, cioè a distinguere tra ciò che viene prima e ciò che viene logicamente dopo. Alcune persone danno la preminenza e la supremazia all’attività mentale, altre a tutto ciò che riguarda il corpo. Eppure tali suddivisioni nella realtà sono del tutto illusorie, e l’essere umano è una creatura complessa, in cui le varie funzioni e gli aspetti che lo compongono si integrano, si connettono e fluiscono in un “tutto armonico” che è alla costante ricerca di uno stato di equilibrio dinamico.

Allora diventa importante, per vivere e stare in compagnia con le nostre emozioni “scomode” e “minacciose”, che  partiamo proprio dal corpo, dove esse abitano, e attraverso cui si mostrano.

Le emozioni: messaggi dal profondo che non possiamo ignorare

Osserviamo un pò più da vicino come si comportano le emozioni, per quel che conosciamo da numerose osservazioni sia empiriche, sia cliniche, sia della ricerca psicologica.

Le emozioni hanno sempre una ragione d’essere quando si manifestano, un loro senso e significato, e sono un modo filogeneticamente molto primitivo e potente di inviarci dei messaggi che non possiamo ignorare, per prepararci a gestire e/o affrontare qualcosa che accade nel nostro mondo interno o esterno. Saper ascoltare il messaggio che ci inviano le emozioni è essenziale, e ci mette in connessione con una saggezza che abbiamo già in noi e che richiede la nostra attenzione.

Le emozioni che giudichiamo spiacevoli sono spesso molto utili.

La paura: una funzione evolutiva e adattiva

Prendiamo ad esempio la paura.

La paura ha la finalità evolutiva di proteggerci da situazioni pericolose. Attiva dei meccanismi specifici che ci predispongono ad agire o a fuggire. Quando le condizioni interne ed esterne di un sistema, umano o sociale, riducono eccessivamente la capacità di provare paura, le persone potrebbero esporsi a rischi che possono mettere a repentaglio l’incolumità fisica, patrimoniale, la pianificazione e costruttività della loro esistenza.

Viene così meno la funzione adattiva e “salva-vita” della paura: quella di escogitare come fuggire o aggirare il pericolo, o prepararci ad affrontarlo. Quando la paura viene evocata, l’azione si arresta, l’ambiente è monitorato in modo vigile e vengono approntati i piani per la fuga o l’evitamento della situazione minacciosa; ma anche mobilitate le risorse per andare incontro al pericolo stesso in alcuni casi.

Ansia e sistema nervoso: cosa accade nel corpo

L’ansia è uno stato che si caratterizza per una sensazione di allerta e irrequietezza, talvolta molto forte, ma non legata ad uno stimolo specifico (o che almeno siamo in grado di riconoscere). Classicamente in psicologia si è definito l’ansia proprio una “paura senza oggetto”: siamo agitati e allertati senza comprendere di primo acchitto da cosa. L’ansia si contraddistingue per una consistente attivazione del sistema nervoso autonomo simpatico. Ci si sente in tensione, minacciati, preoccupati, spesso in maniera eccessiva e senza una ragione specifica particolare. E tale condizione è ben percepita a livello corporeo: aumento della frequenza respiratoria e del battito cardiaco, sudorazione, aumento della pressione sanguigna. Talvolta si percepiscono tremore e vertigini.

Stress collettivo, incertezza e sovraccarico emotivo

Molto spesso, ci si sente in pericolo e si continua per lungo tempo a rimanere in situazioni di incertezza tale, che il sistema simpatico viene stimolato costantemente, in uno stato di allerta quasi permanente. E’ quello che a livello collettivo ci è successo durante la Pandemia Globale di Covid-19, o che ci sta succedendo in questa situazione di guerre e conflitti continui che si stanno svolgendo in molte parti del Mondo, dall’Est Europeo al Medio Oriente. E il nostro sistema interno si è sovraccaricato di stimoli minacciosi ed incerti, in una condizione di costante esposizione a segnali di allarme quotidiano, per lunghi periodi di tempo.

Le settimane e i mesi si susseguono in rincorrersi di notizie incerte, confuse, spesso contraddittorie e soggette a numerose smentite. Anche le forti riduzioni alle libertà personali e alle possibilità di movimento, di lavoro, di aggregazione contribuiscono a limitare pesantemente anche le nostre possibilità naturali di “coping”, ossia di tutte quelle strategie, molte delle quali avvengono al di fuori del nostri livello di coscienza e consapevolezza, che permettono di mantenerci in equilibrio e di calibrare e gestire le stesse emozioni e vissuti disturbanti.

Ritrovare l’equilibrio: ripartire dal corpo

Ecco perché diviene importante partire proprio dal corpo e dalle sensazioni del corpo per ritrovare un proprio equilibrio interno, e ritrovare un posto in cui ci si può sentire al sicuro.

Riappropriandosi delle proprie emozioni partendo da qualcosa di semplice e sempre a portata di mano: il respiro, la nostra, pelle, i nostri piedi, il nostro sonno, la nostra postura.

E per aiutarti e darti qualche spunto per il tuo personale lavoro alla scoperta e riscoperta del dialogo con il tuo corpo, ti propongo qui un semplice esercizio tratto dalle pratiche di mindfulness, che utilizza proprio il respiro per riconnetterci con il corpo e le nostre naturali risorse in grado di riequilibrarci.

Esercizio di mindfulness: àncoranti al respiro

Prenditi 10 minuti in cui puoi rimanere tranquillo senza essere disturbato o interrotto da persone, da telefoni, da notifiche. Assumi una posizione comoda, seduta o sdraiata, avendo cura di mantenere la colonna vertebrale distesa, leggermente allungata e rilassata. La posizione del corpo è tale per cui la si possa mantenere facilmente, il più possibile immobile, per il tempo dell’esercizio, e poter permettere un flusso del respiro naturale, libero, aperto.

Inizia ad osservare semplicemente il percorso dell’aria che entra dalle tue narici (o dalla bocca), che percorre il tuo corpo fino a gonfiare prima i polmoni e poi l’addome. Osserva quindi il percorso inverso dell’aria, dall’addome che si sgonfia, alla cassa toracica che si abbassa leggermente, al flusso del respiro che esce dalle tue narici.

Nota i movimenti di espansione e contrazione che l’aria genera nel tuo corpo muovendosi.

Ed ogni volta che la tua mente ti propone dei pensieri, delle immagini, o che qualcosa cattura la tua attenzione, riporta gentilmente la tua attenzione, con gratitudine, al tuo respiro nel qui-ed-ora.

il respiro è un oggetto privilegiato di osservazione del nostro corpo, e di noi stessi. Esso si produce spontaneamente ed è sempre presente con noi. Per questo è una sorta di àncora, a cui ritornare in ogni momento in cui si ha la necessità di riconnettersi con se stessi nel momento presente.

Quando avrai preso confidenza con questo esercizio, puoi allungare i tempi di osservazione del tuo respiro a 15, poi 20, poi 30 minuti ed oltre.

Si consiglia una pratica quotidiana.